Le Storie di MYTO23 · Volume I

Il Kali Effect

Il Risveglio del Presente in una Scintilla

Cominciò con uno sguardo. E qualcosa cedette — non in modo spettacolare, in modo irreversibile.

Non è una tecnica.
È un innesco.

Dalla prefazione

Uno sguardo semplice, diretto, davanti al quale non riuscii più a nascondermi. In quell'istante qualcosa cedette. Non in modo spettacolare. In modo irreversibile.

Non sapevo cosa stesse accadendo. Solo dopo diedi un nome a ciò che era iniziato: il Kali Effect. Non è una tecnica. Non è una pratica. È un innesco. Il momento in cui qualcosa entra e non c'è più dove stare.

Questo libro racconta ciò che accade dopo. Non è un percorso lineare. Non è una guarigione ordinata. È un attraversamento.

L'ho scritto mentre accadeva.

Quattro parti · Quattro soglie

L'attraversamento

Parte I

Lo Sguardo

L'innescoSoglia — Andare
Parte II

Il Kali Effect

La crisiSoglia — Restare
Parte III

Gli Strumenti

L'attraversamentoSoglia — Vedere
Parte IV

Cosa Resta

Dopo il fuocoSoglia — Navigare
Dal libro

Estratti

Capitolo 1 — La Scintilla del Risveglio

Poi mi voltai verso di lei. E i nostri sguardi si incontrarono.

Non c'era niente di teatrale. Non un sorriso particolare, non un gesto. Solo i suoi occhi fermi nei miei.

Il momento si allargò. I colori del cielo si fecero più netti. Le moto continuavano a passare nella strada sotto, ma sembravano lontanissime.

Il respiro si spezzò a metà. Non riuscii a completarlo.

Non era desiderio. Era qualcosa che entrava, e io non sapevo come stare lì.

Soglia II — Restare

Il corpo sapeva prima di me.

Si chiudeva, tremava, cedeva.

Mentre cercavo spiegazioni,

stava già dicendo tutto.

Non chiedeva di essere capita.

Non chiedeva di essere risolta.

Chiedeva solo una cosa.

Restare.

Soglia IV — Navigare

Le situazioni tornavano.

Le stesse.

Uno sguardo. Un silenzio. Una distanza.

Per un attimo sembrava uguale.

Ma non lo era.

L'onda era la stessa.

Io no.

Un attraversamento parallelo

Gli amori

Non ho mai avuto un solo amore. Ne ho attraversati molti, e ognuno chiedeva una cosa diversa.

Chi c'era prima di tutti

Con lui condividevo la stanza prima ancora di scegliere qualcosa. Non ci eravamo scelti, e per questo non c'era niente da conquistare.

Poi bastava un gesto, uno solo, e il legame teneva. Non perché fosse giusto. Perché veniva da prima di ogni scelta.

Dove non dovevo meritare niente

C'era un posto in cui non dovevo essere abbastanza. Bastava esserci, e l'accoglienza arrivava già intera, prima di qualunque prova.

Non chiedeva niente. Ed era proprio questo che, certe volte, non sapevo come reggere.

Quello che non aveva potuto imparare

Il suo affetto arrivava dentro un'aspettativa. Le sue regole erano un modo di volermi bene che non conosceva altre parole.

Lui aveva imparato a stare in piedi. Io stavo imparando a stare fermo. Erano due risposte alla stessa mancanza.

Quando è solo il corpo

Un desiderio che partiva prima del pensiero. Un modo di dirmi, e di essere visto, che le parole non raggiungevano.

Il corpo prendeva quello che chiedeva. E non sempre restituiva quello che io, sotto, stavo davvero cercando.

La misura che tenevo

Un amore che voleva durare, e per questo teneva i conti. Quanto do, quanto ricevo, chi si è mosso per primo.

Volevo un legame che restasse. E lo stringevo così forte che a volte gli toglievo l'aria.

Restare senza risolvere

Lo ascoltavo senza preparare la risposta, senza cercare il punto in cui avrei potuto sistemare le cose. Restavo lì mentre parlava, e basta.

Non cercavo più di essere necessario.

Il primo a cui tornare

Il posto più difficile da raggiungere ero io. Avevo usato ogni sguardo esterno come specchio, cercando la conferma che da solo non riuscivo a darmi.

Divenni solo il primo posto a cui tornare, invece dell'ultimo.

Amare senza volto

Una tenerezza larga verso ciò che vive, verso il fatto stesso di esserci. Per un istante non c'era separazione tra me e il resto.

Era vero. Solo che non mi teneva compagnia quando tornavo a casa.

Il peso di tutti

Certe sere sentivo la sofferenza che non era la mia. E poi il peso, troppo grande per due mani.

Smetteva di paralizzarmi solo quando ne toccavo un pezzo alla volta.

Il verde che non chiede

Fuori, il vivente non mi chiedeva niente. Stare lì mi restituiva un ritmo che avevo dimenticato di avere.

Non chiedeva niente. E proprio per questo mi ricordava, ogni volta, la misura che avevo perso.

Nessuno di questi amori era quello giusto. Erano tutti veri, e ognuno si squilibrava nel punto esatto in cui smettevo di sentirlo e cominciavo a usarlo.

Il Kali Effect

Diciassette capitoli, quattro soglie. Un attraversamento scritto mentre accadeva.

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Salvatore Aragonese · MYTO23

Nota sull'autore

Un luogo da cui guardare

Mi chiamo Salvatore Aragonese. MYTO è lo pseudonimo sotto cui scrivo: non è un nome dietro cui nascondermi, ma un luogo da cui guardare.

Ho lasciato casa a diciotto anni e da allora non ho smesso di muovermi, geograficamente e interiormente, spesso entrambe le cose insieme. Nel 2012 ho lasciato un lavoro stabile in Italia per iniziare qualcosa che non aveva ancora un nome. Da quella scelta è nato MYTO, non come brand ma come attitudine.

Scrivo da soglie, punti in cui qualcosa si incrina e non si può più fare finta di non averlo visto. Non per offrire soluzioni, ma per testimoniare ciò che accade quando non si scappa.

Questo è il primo libro. Non il primo attraversamento.

Le Storie di MYTO23

Tre storie vere, un solo specchio

MYTO raccoglie storie vere. Storie di persone che hanno guardato dentro la propria ombra. E sono rimaste. Non promette di cambiare nessuno. Offre uno specchio. Cammina accanto. E lascia una domanda.

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