Il Kali Effect
quando tutto si rompe.
Sei quiIl Risveglio del Presente in una Scintilla
Cominciò con uno sguardo. E qualcosa cedette — non in modo spettacolare, in modo irreversibile.
“Non è una tecnica.
È un innesco.”
Uno sguardo semplice, diretto, davanti al quale non riuscii più a nascondermi. In quell'istante qualcosa cedette. Non in modo spettacolare. In modo irreversibile.
Non sapevo cosa stesse accadendo. Solo dopo diedi un nome a ciò che era iniziato: il Kali Effect. Non è una tecnica. Non è una pratica. È un innesco. Il momento in cui qualcosa entra e non c'è più dove stare.
Questo libro racconta ciò che accade dopo. Non è un percorso lineare. Non è una guarigione ordinata. È un attraversamento.
L'ho scritto mentre accadeva.
Poi mi voltai verso di lei. E i nostri sguardi si incontrarono.
Non c'era niente di teatrale. Non un sorriso particolare, non un gesto. Solo i suoi occhi fermi nei miei.
Il momento si allargò. I colori del cielo si fecero più netti. Le moto continuavano a passare nella strada sotto, ma sembravano lontanissime.
Il respiro si spezzò a metà. Non riuscii a completarlo.
Non era desiderio. Era qualcosa che entrava, e io non sapevo come stare lì.
Il corpo sapeva prima di me.
Si chiudeva, tremava, cedeva.
Mentre cercavo spiegazioni,
stava già dicendo tutto.
Non chiedeva di essere capita.
Non chiedeva di essere risolta.
Chiedeva solo una cosa.
Restare.
Le situazioni tornavano.
Le stesse.
Uno sguardo. Un silenzio. Una distanza.
Per un attimo sembrava uguale.
Ma non lo era.
L'onda era la stessa.
Io no.
Non ho mai avuto un solo amore. Ne ho attraversati molti, e ognuno chiedeva una cosa diversa.
Con lui condividevo la stanza prima ancora di scegliere qualcosa. Non ci eravamo scelti, e per questo non c'era niente da conquistare.
Poi bastava un gesto, uno solo, e il legame teneva. Non perché fosse giusto. Perché veniva da prima di ogni scelta.
C'era un posto in cui non dovevo essere abbastanza. Bastava esserci, e l'accoglienza arrivava già intera, prima di qualunque prova.
Non chiedeva niente. Ed era proprio questo che, certe volte, non sapevo come reggere.
Il suo affetto arrivava dentro un'aspettativa. Le sue regole erano un modo di volermi bene che non conosceva altre parole.
Lui aveva imparato a stare in piedi. Io stavo imparando a stare fermo. Erano due risposte alla stessa mancanza.
Un desiderio che partiva prima del pensiero. Un modo di dirmi, e di essere visto, che le parole non raggiungevano.
Il corpo prendeva quello che chiedeva. E non sempre restituiva quello che io, sotto, stavo davvero cercando.
Un amore che voleva durare, e per questo teneva i conti. Quanto do, quanto ricevo, chi si è mosso per primo.
Volevo un legame che restasse. E lo stringevo così forte che a volte gli toglievo l'aria.
Lo ascoltavo senza preparare la risposta, senza cercare il punto in cui avrei potuto sistemare le cose. Restavo lì mentre parlava, e basta.
Non cercavo più di essere necessario.
Il posto più difficile da raggiungere ero io. Avevo usato ogni sguardo esterno come specchio, cercando la conferma che da solo non riuscivo a darmi.
Divenni solo il primo posto a cui tornare, invece dell'ultimo.
Una tenerezza larga verso ciò che vive, verso il fatto stesso di esserci. Per un istante non c'era separazione tra me e il resto.
Era vero. Solo che non mi teneva compagnia quando tornavo a casa.
Certe sere sentivo la sofferenza che non era la mia. E poi il peso, troppo grande per due mani.
Smetteva di paralizzarmi solo quando ne toccavo un pezzo alla volta.
Fuori, il vivente non mi chiedeva niente. Stare lì mi restituiva un ritmo che avevo dimenticato di avere.
Non chiedeva niente. E proprio per questo mi ricordava, ogni volta, la misura che avevo perso.
Nessuno di questi amori era quello giusto. Erano tutti veri, e ognuno si squilibrava nel punto esatto in cui smettevo di sentirlo e cominciavo a usarlo.
Diciassette capitoli, quattro soglie. Un attraversamento scritto mentre accadeva.
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Sei quiquando qualcosa si coltiva.
Scopri → Vol. IIIquando la coscienza si osserva.
2026 · Scopri →MYTO raccoglie storie vere. Storie di persone che hanno guardato dentro la propria ombra. E sono rimaste. Non promette di cambiare nessuno. Offre uno specchio. Cammina accanto. E lascia una domanda.
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